Contenitori per vino

Il contenitore non è solo un modo per conservare e trasportare il vino: influisce sulla sua evoluzione e ne accompagna ogni fase, dalla vinificazione all’affinamento fino alla tavola. La scelta dipende dallo stile del vino e dagli obiettivi del produttore, e cambia sensibilmente tra i diversi tipi di vino. Vediamo i principali contenitori usati in cantina e per il consumo.

La bottiglia di vetro

La bottiglia di vetro è il contenitore per eccellenza del vino finito: inerte, impermeabile e adatto all’affinamento in bottiglia. La forma non è solo estetica ma spesso legata alla tradizione di una zona o di uno stile. La bordolese, dalle spalle alte, è tipica dei tagli bordolesi e di rossi strutturati come Cabernet, Merlot e Sangiovese; la borgognona, dalle spalle morbide, accompagna Pinot Nero, Chardonnay e il Nebbiolo delle Langhe; la renana, slanciata, è usata per vini aromatici come il Riesling e il Traminer.

Gli spumanti richiedono un vetro più spesso e pesante, la champagnotta, capace di reggere la pressione interna: la troviamo per il Prosecco e per gli altri metodi Charmat e classico. Oltre al formato standard da 0,75 litri esistono la mezza bottiglia (0,375 l), il Magnum (1,5 l) e formati speciali come Jéroboam e Matusalemme, particolarmente apprezzati perché nei grandi formati il vino si conserva ed evolve meglio.

Botti e barrique: il legno

Il legno, in botte grande o in barrique (225 litri), è protagonista dell’affinamento dei vini destinati all’invecchiamento. Il legno cede tannini e note speziate e vanigliate e, grazie alla lieve micro-ossigenazione, ammorbidisce e struttura il vino. È la via classica per grandi rossi come il Barolo e il Barbaresco da Nebbiolo, il Brunello da Sangiovese, l’Amarone da Corvina e l’Aglianico del Sud, ma anche per alcuni bianchi importanti.

Serbatoi in acciaio inox

L’acciaio inox è un materiale neutro che non cede sostanze al vino e consente un controllo preciso della temperatura. È la scelta ideale per preservare freschezza, frutto e aromi: si usa per la maggior parte dei vini bianchi come Vermentino, Verdicchio e Falanghina, per i rosati e per la spumantizzazione in autoclave con il metodo Martinotti-Charmat.

Anfora, terracotta e cemento

Sempre più cantine recuperano contenitori antichi e alternativi. L’anfora e la terracotta permettono una lieve micro-ossigenazione senza cedere gli aromi del legno, e sono spesso associate ai vini naturali e ai cosiddetti orange wine, ottenuti da uve bianche macerate sulle bucce come la Ribolla. I tini in cemento, oggi spesso vetrificati internamente, offrono grande inerzia termica e sono apprezzati per vini che devono mantenere purezza ed equilibrio.

Damigiane e fiaschi

La damigiana è un grande contenitore di vetro, di solito da 5 a 54 litri, protetto da un rivestimento e usato tradizionalmente per il vino sfuso. Il fiasco, dalla caratteristica forma panciuta e rivestito nella parte inferiore di paglia intrecciata a protezione dagli urti, è legato soprattutto alla tradizione toscana del Sangiovese e del Chianti.

Bag-in-box, brick e fusti

Negli ultimi anni si sono diffusi contenitori pratici per il consumo quotidiano. La bag-in-box è formata da una sacca in materiale plastico e alluminio dotata di rubinetto dispenser, racchiusa in una scatola di cartone che dà rigidità e protegge da luce e calore; si trova da 3, 5 o 10 litri per uso domestico fino a formati industriali. Riduce i rischi di trasporto rispetto alla bottiglia di vetro e limita l’ossidazione una volta aperta, ma per la sua natura non è adatta ai vini frizzanti e agli spumanti. Sullo stesso principio di praticità si collocano il brick in cartone poliaccoppiato e i fusti (keg) in acciaio inox per la spillatura alla spina, sempre più usati nella ristorazione.

Per approfondire, dai un’occhiata ai diversi tipi di vino, alle schede dei vitigni italiani e alle nostre proposte di vendita vino.